“Le prigioni dell’emancipazione”
mista, legno, 2025
Con l'opera "Le Prigioni dell'Emancipazione", SI realizza un dispositivo plastico e pittorico di disarmante potenza geopolitica ed etica, strutturato su un cortocircuito visivo che scuote la coscienza dell'osservatore. Lontano dall'essere una semplice rievocazione del passato, il dipinto-installazione si fa carico di una denuncia esplicita e coraggiosa, squarciando il velo sul drammatico paradosso della storia contemporanea in cui l'archetipo della sofferenza e la figura della vittima si ribaltano, trasformandosi in una nuova e implacabile forza di oppressione.Il fulcro drammaturgico della tela è orchestrato attraverso una complessa sovrapposizione iconografica del sé. Sulla destra si staglia il soggetto reale, immediatamente riconoscibile per i simboli universali della Shoah e dell'orrore concentrazionario: la casacca a strisce bianche e blu e la stella gialla sul petto identificano l'ebreo e la memoria incommensurabile del dolore patito all'interno dei campi di sterminio. Tuttavia, lo sguardo di questa figura non cerca lo spettatore, ma si fissa in modo speculare e alienante su uno specchio sospeso a una catena che simboleggia la prigionia. È in questo preciso riflesso che si compie la tragica metamorfosi e il ribaltamento di ruolo: lo specchio non restituisce le sembianze dell'ebreo perseguitato, ma rivela il volto di un iracheno, caratterizzato e geolocalizzato dai colori della bandiera nazionale che reca attorno al collo. Attraverso questo sdoppiamento concettuale, si evidenzia graficamente il cortocircuito etico del Medio Oriente: la vittima storica di ieri, emancipata dal proprio giogo di dolore, è divenuta oggi il carnefice effettivo di altri popoli, estendendo e perpetuando quella stessa logica di sterminio e privazione della libertà da cui era faticosamente fuggita.Lo sfondo rosso cupo, solcato da colature scure come una faglia di sangue e terra ferita, amplifica l'atmosfera opprimente di una violenza ciclica e istituzionalizzata che consuma la dignità dei civili. In primo piano, il groviglio tridimensionale di vero filo spinato aggredisce con brutalità sia il corpo reale che l'immagine riflessa, agendo come una barriera fisica e militare invalicabile. Questo innesto materico sottolinea come le barriere d'assedio e i confini blindati continuino a negare il diritto all'autodeterminazione, intrappolando le popolazioni in una cella senza fine. Con "Le Prigioni dell'Emancipazione",non fa sconti e consegna una riflessione universale sulla fragilità della memoria: un ammonimento visivo di estrema urgenza che mostra come, se privato della pietà e del senso di giustizia, persino il ricordo del più atroce dei drammi possa capovolgersi nello strumento di una nuova, spietata e inaccettabile sottomissione umana.
Informazioni generali
-
Categoria: Arte Materica
-
Eseguita il: 25 giugno 2025
Informazioni tecniche
- Misure: 51 cm x 53 cm x 3 cm
- Tecnica: mista
- Stile: sperimentale
- Supporto: legno
Informazioni sulla vendita
- Disponibile: no
Informazioni Gigarte.com
- Codice GA: GA228553
- Archiviata il: 26/06/2025
Archiviazione Certificata by Gigarte.com
Si certifica che l'artista Cav. Dott. Raffaele Mazza giovedì 26 giugno 2025 ha archiviato la foto dell'opera GA228553 dal titolo "“Le prigioni dell’emancipazione”"
Hai bisogno di informazioni?
Vuoi chiedere maggiori informazioni sull'opera? Vuoi conoscere il prezzo o fare una proposta di acquisto? Lasciami un messaggio, risponderò al più presto
